Aldo Busi – Seminario sulla gioventù (1984) book

Aldo Busi – Seminario sulla gioventù (1984)

Italian Italian Categoria: Narrativa e letteratura Data: 01/05/2023 Autore: ezio1971

FORMATO: EPUB

«Io – ho scritto – un romanzo.» Alzai gli occhi dalla scrivania e vidi davanti a me il ragazzo del bar Pinguino, in via Verri, dove noi dell’Adelphi andavamo a prendere il caffè tutti i giorni verso le undici. Alto, coi capelli neri ricciuti, poteva avere diciassette anni. Il grembiule bianco era legato quasi sotto le ascelle, la sinistra teneva, vicino alla spalla, un vassoio con alcuni bicchieri vuoti e cinque bottigliette di Campari Soda, anch’esse vuote. Il colore del viso era identico a quello del residuo di Campari che tingeva bicchieri. Con la destra mi porgeva un dattiloscritto enorme. Il riflesso automatico di chiusura cortese e guardinga che, di fronte alla minaccia dattiloscritta, ha chiunque faccia il mio lavoro, quella volta non scattò. Lo stupore era stato più forte, anche per il titolo, credo, Il Monoclino, e per la mole: saranno state almeno cinquecento pagine fitte. Lo presi e ringraziai senza fare commenti (anche perché il rossore non si decideva a scomparire da quel bel viso), aggiungendo soltanto che gli avrei detto qualcosa dopo una settimana. Lo lessi quasi tutto, eroicamente (ero abbastanza giovane anch’io, allora), stupefatto di trovarmi davanti ogni tanto, nella farragine indescrivibile di quella colata di parole, una pagina perfetta, magistrale.
Una mattina, preso il solito caffè, gli feci un cenno, uscimmo e ci avviammo verso piazza Meda, lui sempre col suo grembiulone bianco: gli dissi che nessun editore avrebbe mai pubblicato una mostruosità simile, ma che Busi Aldo (così erano ogni tanto firmate le pagine, con relativa data: anno – il 1965, per lo più -, mese, giorno, ora e minuti) era di sicuro uno scrittore, e che mi sarebbe piaciuto leggere un racconto breve, per vedere se era capace di disciplina.
(Questa della “disciplina” è stata, nella nostra ormai più che ventennale amicizia, una mia mania, sempre regolarmente frustrata.) Dopo quattro giorni mi portò non uno ma sette racconti, uno dei quali, strabiliante, era l’angosciato monologo di una cavalla che non riusciva a risolvere il problema di come entrare in una vasca da bagno. I racconti erano accompagnati da quattro quaderni di poesie (saranno state non meno di duecento) che però mi rifiutai fermamente di leggere. Mi chiese consiglio: io gli dissi che in Italia l’abisso tra il barismo e il mondo delle lettere è da quest’ultimo considerato incolmabile, e che la parola “autodidatta” è un insulto mortale. Mi sembrava quindi opportuno che creasse una distanza almeno geografica tra passato e futuro e che, non essendo Montichiari, indubitabilmente, un luogo di provenienza abbastanza esotico, andasse all’estero, imparasse le lingue, facesse se possibile studi “regolari” e tornasse trionfalmente sulla scena.
Sparì, e dopo qualche mese mi telefonò baldanzoso da Parigi, poi da Londra, poi da Berlino. Ogni tanto tornava, portandomi una nuova versione del Monoclino, che io gli restituivo diligentemente. I nostri contatti si diradarono, poi, dopo circa dieci anni, me ne consegnò un’ultima redazione, dicendomi che aveva bruciato tutto quello che aveva scritto fino allora – racconti, poesie, lettere, tutto – con quella sola eccezione, che era anche in unica copia. Ci rimasi malissimo, e gli risposi che, fin quando non gli fossero passate quelle tentazioni da Eratostene, non gliel’avrei più restituita. Negli anni che seguirono non se ne fece più parola, finché un giorno di giugno dell’83 venne a casa mia e mi chiese il dattiloscritto «per dargli un’occhiata durante l’estate». In autunno me lo riportò del tutto cambiato: Il Monoclino era finalmente diventato Seminario sulla gioventù, e l’Adelphi lo pubblicò l’anno successivo. Vivat!

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