
Se vedo continuamente fatti che spengono la vita di esseri viventi, tanto che non mi rassegno e contrasto e protesto, e mi appassiono perché non sia sempre così, e la compresenza vinca; dunque i fatti non abbiano più questo potere di annientare parti della realtà di tutti, e siano invece al servizio della libertà e dello sviluppo di tutti come singoli. L’apertura agli esseri viventi porta a questa apertura al domani, in cui la realtà di tutti sia una realtà liberata”.
È sufficiente questo brano, tratto dalle pagine iniziali dell’opera, per cogliere insieme l’originalità e la tranquilla modestia, per così dire, di un pensatore e di uno scrittore sul quale grava una sorta di maledizione storiografica ed editoriale, dopo che – finché era in vita – un sostanziale silenzio pubblico aveva perlopiù accolto la sua opera di filosofo, di intellettuale, di organizzatore. La recente riedizione del libro postumo Il potere di tutti, nell’ambito delle celebrazioni del centenario della nascita (avvenuta il 23 dicembre 1899 in quella Perugia che fu davvero il suo piccolo palcoscenico), accanto ad alcune altre iniziative – seminari, convegni – offre l’occasione per fare il punto. Un punto davvero poco esaltante, sul piano tanto dei testi quanto degli studi. [—]
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