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La storia di una famiglia misto-ebraica della campagna mantovana, una storia che sarebbe comune se non fosse stato per… la zia Quintilla, lei e il suo finale a sopresa.
“La zia Quintilla passava il tempo ad ascoltare gli altri parlare, praticamente in silenzio. Era un’entità aliena. Arrivava quasi sempre insieme a zio Luca e zia Ada, sulla Ford dello zio Luca, seduta dietro il sedile del passeggero sempre occupato dalla zia Ada. Si presentava ogni volta con lo stesso sguardo stupito e un sorriso stampato che non sapeva né di sale né di pepe. La zia Quintilla era la regina della neutralità. Nella sua sottile perfidia e nell’altrettanto profonda e oscura conoscenza di tutti i segreti di famiglia, la zia Ada la chiamava la regina della notte. Io ero piccolo e studiavo musica, per cui a mio avviso la regina della notte non era altro che un personaggio del Flauto Magico di Mozart. Evidentemente, la zia Ada si riferiva ad altro, ma non ebbi mai modo d’indagare perché entrambe, zia Ada e zia Quintilla, se ne andarono prima che potessi maturare quel minimo d’intuito.”

