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La morte di Egor Il’ič è un racconto umoristico e, quindi, tremendamente serio. La realtà sovietica ha sempre offerto ai suoi scrittori innumerevoli spunti, atti a verificare questa apparente contraddizione. Le situazioni quantomeno inusuali in cui si viene a trovare l’io narrante non sono frutto di sola immaginazione e gusto del paradosso, ma emergono dal quotidiano della perestrojka, che fa da sfondo temporale e, in qualche modo, dà tema portante di questo racconto. L’autore, da parte sua, avvolge tutto in un velo di sorridente ironia, cui una fitta trama parodistica a tutto campo, dalla fantasmagoria romantica al realismo socialista, dai classici ai contemporanei, conferisce una tonalità ora beffarda ora malinconica. Il protagonista è un armadio dal nome umano che ammicca, piange, nasconde, salva. Da: (Introduzione-Lo scricchiolio dell’«Homo sovieticus» di Paola Pedicone)
