Amodio Tortora – Venezia nella Letteratura Gotica e dell’Orrore (2026)

FORMATO: EPUB
Venezia è stata per secoli una delle città più potenti dell’immaginario europeo: splendida e fragile, teatrale e segreta, sospesa fra acqua e pietra, memoria e dissoluzione. Ma che cosa accade quando la letteratura gotica trasforma questa realtà urbana in una vera macchina narrativa del perturbante? Venezia nella Letteratura Gotica e dell’Orrore indaga il modo in cui la città lagunare è diventata, fra Romanticismo e contemporaneità, uno degli spazi privilegiati del mistero, della decadenza, del desiderio e della morte. Il volume parte da una tesi precisa: Venezia non è gotica per natura. È la letteratura a selezionare e riorganizzare alcune caratteristiche della sua morfologia, della sua storia e del suo immaginario fino a farle assumere funzioni analoghe a quelle del castello gotico tradizionale. Calli, ponti, canali, palazzi, stanze, accessi d’acqua e archivi costruiscono così una città-castello diffusa, nella quale orientamento, percezione e conoscenza non coincidono mai completamente. Il percorso ricostruisce dapprima la nascita della “Venezia oscura” dopo la fine della Repubblica, quando la città viene reinterpretata dal Romanticismo europeo come luogo di grandezza trascorsa, segreti politici e bellezza decadente. Da Byron e dalla leggenda nera delle istituzioni veneziane, l’analisi passa a Edgar Allan Poe e a The Assignation, dove arte, desiderio e morte si intrecciano in una Venezia già trasformata in spazio mentale. Con Henry James e The Aspern Papers il palazzo diventa invece archivio della memoria privata: lettere, ritratti e stanze pongono il problema di chi abbia il diritto di possedere e raccontare il passato. L’acqua introduce poi un’altra forma di instabilità: riflette, separa, nasconde, corrode e duplica l’immagine della città, fino a produrre quello che il volume definisce “doppio idrico”. In La morte a Venezia di Thomas Mann, la bellezza convive con il contagio e con la progressiva crisi dell’autocontrollo di Aschenbach. Maschere, specchi e doppi mostrano quindi quanto l’identità veneziana possa dipendere dal riconoscimento, dall’incognito e dallo sguardo. Con Don’t Look Now di Daphne du Maurier, il labirinto urbano diventa una macchina percettiva: il protagonista vede realmente, ma interpreta in modo errato ciò che vede, mentre passato, lutto e premonizione alterano il rapporto fra immagine e conoscenza. L’ultima parte del saggio esplora il gotico della traccia: fotografie, lettere, registrazioni, stanze chiuse, testimonianze e modifiche architettoniche permettono al passato di continuare ancora ad agire senza bisogno di un fantasma soprannaturale. Il palazzo può diventare un “archivio tridimensionale”, capace di conservare nelle proprie trasformazioni la memoria di comportamenti, omissioni e responsabilità. Attraverso letteratura, storia culturale, teoria del gotico, studi sulla memoria e analisi dello spazio urbano, il libro propone qui una lettura unitaria della Venezia perturbante. Il confronto fra opere e autori di epoche differenti segue inoltre la trasformazione del gotico veneziano: dal castello romantico all’orrore psicologico e documentario, dalla minaccia soprannaturale alla paura prodotta da informazioni incomplete, identità incerte e memorie tenaci alla cancellazione. Il soprannaturale resta una possibilità, non una necessità: una spiegazione razionale può essere persino più inquietante quando rivela che dietro ciò che sembrava impossibile esistevano persone reali, decisioni precise e verità cancellate. Venezia emerge allora non come semplice scenario dell’orrore, ma come una forma narrativa in cui vedere non significa necessariamente sapere, conservare non significa comprendere e il passato non ha bisogno di risorgere per modificare il presente. A volte è sufficiente che abbia lasciato una traccia.
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