
Formato: EPUB
Questo non è un libro di cucina.
È il racconto di tutto quello che non ho mangiato: le parole non dette, gli amori lasciati a metà, i cinque centimetri non attraversati su una panchina bagnata, le conversazioni che ho evitato per quarant’anni.
Andrea nasce nella nebbia di Torino, in un appartamento di Barriera di Milano, figlio di emigranti siciliani che hanno portato con sé la fame vera del dopoguerra e l’hanno trasformata in un’abitudine silenziosa: nel piatto non si lascia niente. Cresce tra il ragù della domenica che cuoce tre ore, la caponata di sua madre e il cigolio del portone alle sei del mattino, quando il padre esce per il cantiere con le mani già sporche di pittura.
Per quarant’anni mangia troppo, sempre oltre il punto in cui il corpo dice basta. Mangia la paura, la solitudine, i silenzi di famiglia, la lettera mai spedita, il bar con la serranda abbassata. Finché un giorno decide di smettere di usare il cibo come anestetico e comincia a camminare.
Strutturato come un pranzo formale in diciassette portate — dal cocktail di benvenuto ai tartufi al cioccolato, fino all’acqua, l’unica cosa davvero necessaria — questo libro intreccia ricette siciliane e memoria privata, nebbia padana e sole del Camino Francés. È la storia di una fame diversa da quella dello stomaco, e di come si impara, un passo dopo l’altro, a sfamarla.
Un memoir intimo e potente su cosa significa crescere, perdere peso (venticinque chili e molto di più), e riprendere a camminare quando si credeva di aver già finito il percorso.
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