L’Ascensione di Isaia è stata a lungo considerata un eccellente esempio di contaminazione cristiana di un’opera giudaica. Recentemente ha, però, acquistato vigore la tendenza a considerare l’opera come un testo globalmente cristiano. L’Ascensione di Isaia è il frutto della rilettura dell’AT, una rilettura che è condotta sui binari delle tradizioni esegetiche, giudaiche e cristiane. Tale rilettura è opera di un gruppo profetico cristiano, che con ogni verosimiglienza è fiorito nella Siria occidentale nei primi decenni del II secolo. In osmosi spirituale con le tradizioni apocalittiche giudaiche, in seno ad una visione profondamente pessimista del mondo, essi proclamavano l’esigenza di fedeltà al Signorer nell’imminente tribolazione escatologica e alimentavano la loro esperienza religiosda mediante la convinzione di poter contemplare i nisteri celesti attraversi l’ascensione mistica.
Le rivelzioni dell’Ascensione di Isaia sono, però, cadute sotto la condanna dei responsabili ecclesiastici, e cià ha indotto i profeti a rivendicare per sé soli la fedeltà all’insegnamento apostolico-profetico, e ad estendere la visione pessimista dal mondo alla Chiesa. Il loro destino era così segnato: rinchiuso su se stesso, il gruppo si isolò dalla comunità cristiana e si privò di ogni influenza e, persino, di ogni memoria presso i posteri.
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