
Rocco Schiavone, il truce tenerissimo vicequestore creato da Antonio Manzini è alle prese con il caso di un innocuo eremita trovato morto in una chiesetta abbandonata in alta quota. Il racconto L’eremita è tratto dall’antologia Un anno in giallo pubblicata nel 2017.
«Sopra gli ottocento metri non è delitto, è il nuovo articolo del codice penale di Rocco Schiavone. Quindi non andiamo». Una rottura di coglioni del decimo livello a dicembre, mentre trema di febbre e fuori nevica e per giunta in una località a 1.400 metri è un’infamia senza precedenti per il vicequestore «che già vedeva le sue Clarks inzaccherate come stracci per il pavimento». Il ritrovamento di un uomo morto in una chiesa sconsacrata lo costringe suo malgrado ad avviare l’indagine. Un eremita, un prete spretato che viveva in modo umile e senza contatti con il mondo esterno. In apparenza un incidente, ma qualcosa non quadra e l’intuito di Rocco difficilmente si sbaglia. Deciso a non abbandonare il letto, inizia a investigare a modo suo, muovendo le sue pedine comodamente da casa. Perché a un bravo detective bastano poche mosse per rimettere assieme i pezzi di un puzzle e il vicequestore Schiavone, nonostante non sopporti il tempo in cui vive, odi Aosta e sia un poliziotto non integerrimo quasi al limite della brutalità, ha una sensibilità e un cuore tenero capace di leggere attraverso le vite degli altri.
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