
Formato: EPUB
Ora con la lettera di Odisseo a Penelope e 35 tavole da museo a colori.
Ti hanno raccontato l’Odissea come la storia di un uomo che torna. Il poema non dice questo.
Questo saggio conta i versi: la casa che regge vent’anni senza il padrone la reggono le donne, e Omero lo ha lasciato scritto canto per canto.
Un libro da leggere piano, da discutere a tavola e da regalare a chi legge davvero.
Apri il canto 1, verso 356: la regina chiede di fermare una canzone e il figlio la rimanda al telaio. Venti canti dopo, la stessa frase, parola per parola, e una sola è cambiata: dove diceva «la parola», dice «l’arco». È il metodo di questo libro. Due passi a confronto, il verso accanto, e il poema che testimonia contro il proprio riassunto. Il verdetto lo dai tu.
La lettera. In apertura, una lettera che il poema non conosce: quella che Odisseo scrive a sua moglie il giorno del loro anniversario, dopo vent’anni lontano. Non è in Omero né in nessun archivio. È qui, intera, e dice le cose che costa dire in faccia. Lui la chiama con un nome che conoscono solo in due. Se hai qualcuno a cui da tempo non dici che cosa pensi di lui, è per te che è stata scritta.
Le tavole. 35 dipinti e vasi da musei ad accesso libero, a colori sul tuo Kindle, tablet o telefono: Waterhouse, Rubens, Dosso Dossi, Wright of Derby, Guérin, Primaticcio, Carracci, Tibaldi, Kauffmann, Lairesse, e la carta di Ortelius del 1597. Ognuna con la sua didascalia: che cosa il pittore ha scelto di mostrare, e che cosa ha scelto di lasciare fuori.
Che cos’è. Quindici letture dell’Odissea, ciascuna aperta da una scena, e in mezzo sei interludi più brevi sui buoi, la rete, il corpo, la lettera, i nomi e il pianto. Non serve sapere il greco né aver finito l’Odissea: ogni parola greca ha accanto come si legge, e ogni affermazione porta canto e verso, con la numerazione che tutte le edizioni stampano a margine.
Chi c’è dentro. Penelope, che governa la partita più lunga del poema senza uscire dalla sua stanza. Calipso, che dice in faccia al messaggero di Zeus che gli dèi hanno una misura per sé e un’altra per le dee. Nausicaa, Elena, Circe, le morte che parlano in fila nel canto 11, la donna della macina che chiede a Zeus l’ultima cena dei pretendenti, e le dodici su cinquanta appese a una gomena nel canto 22.
Il capitolo di cui si parla. «Fascicolo 22: la strage e le dodici, fatto per fatto» istruisce il caso intero come un fascicolo: fatti accertati, la difesa, l’accusa, e i pezzi che non stanno in nessuna delle due. Senza verdetto. Regge da solo.
Perché questo libro e non quello accanto. Non è un manuale del mondo omerico né una riscrittura in lingua di oggi. Non mette in bocca a nessuno una parola che il poema non dica, e quando due letture si difendono, le avrai tutte e due. In fondo: «Verifica» e note per ogni capitolo, un glossario delle parole greche, un chi è chi, e «Il dopocena», un quaderno per circoli di lettura, aule e tavole dopo cena.
Ariadna Kastri legge i poemi antichi dove nessuno guarda: nel margine, nella serva, nella frase che l’eroe non finisce.
Né a Itaca, né al viaggio: verso di lei.
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