
“La povera gente dorme, o fa finta di dormire, aspetta l’alba per vedere come si sono messe le cose, mette sulla bilancia i pro e i contro, fa i suoi calcoli e quindi prende una decisione. E solo allora ti rendi conto che tu non sei come gli altri uomini, che appartieni al piccolo esercito della notte e della dignità, e non puoi farci niente. Non sei fatto per combattere con i molti, ma con i pochi, anzi con i pochissimi”. ARIS FAKINOS, Vita rubata.
La memoria, la Storia, la responsabilità collettiva, la dignità umana che nessuna autorità può piegare sono i protagonisti di questo straordinario romanzo-inchiesta nato dalla riflessione sulle dolorose vicende che hanno contrassegnato la storia greca del dopoguerra. Alternando sapientemente i dati d’archivio, i ricordi personali, la tradizione orale e l’invenzione narrativa, Aris Fakinos offre un’alta testimonianza civile e politica, un’invocazione a tutti gli uomini affinché non dimentichino. Portavoce dell’autore sono Anestis e Dionisìa, personaggi realmente esistiti, che hanno sacrificato la vita e la felicità in nome di un’utopia. I due protagonisti vivono in un mondo impazzito, che ha smarrito il senso della più elementare umanità ed è dominato dal bieco cinismo della forza. Vita rubata, che raccoglie la loro sofferta testimonianza, è un atto d’accusa nei confronti della Ragion di Stato, ma anche una spietata analisi della teoria e della prassi del potere, degli uomini che lo incarnano, delle strategie che adotta e dei meccanismi psicologici che lo rendono insidioso e invincibile. Ma è nel contempo un atto di fede nell’uomo e nella sua capacità di immaginare e realizzare un mondo migliore; un messaggio nella bottiglia destinato a tutti coloro che non hanno perso la speranza nonostante le contrarietà, le sofferenze, le privazioni.
