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Autonomia Energetica. Sovranità e dipendenza nel XXI secolo
Arlen J. Korvin firma con Autonomia Energetica uno dei saggi geopolitici più densi e ambiziosi usciti in Italia negli ultimi anni. Non si tratta di un’ennesima analisi congiunturale sul gas russo, sul Green Deal o sulla transizione energetica, ma di un vero e proprio trattato sulla sovranità materiale dello Stato nel XXI secolo. Il filo conduttore è chiaro fin dalle prime pagine: l’energia non è una variabile economica tra le altre, ma il vincolo primario che precede e condiziona ogni altra forma di potere politico, amministrativo e militare.
Korvin smonta con lucidità l’«illusione della risorsa invisibile» che ha dominato il pensiero delle democrazie industriali per decenni: l’idea che l’energia sia neutra, regolata dal mercato e sempre disponibile. Al suo posto costruisce un’architettura concettuale rigorosa, centrata su tre pilastri — continuità operativa, reversibilità e profondità strategica — che diventano la vera misura della libertà di uno Stato. Da qui derivano capitoli densi e ben argomentati sul vettore russo (rigidezza infrastrutturale e ricatto), sui choke points marittimi, sul GNL americano, sulla verticalizzazione cinese dei minerali critici, sulla guerra ibrida subacquea e, soprattutto, sulla fragilità europea divisa tra il nucleare francese, il gas tedesco e la posizione italiana.
Autonomia Energetica è un’opera matura, ambiziosa e necessaria. Korvin non si limita a descrivere la crisi energetica: ne spiega la natura strutturale e ne indica le conseguenze sulla forma stessa dello Stato moderno. In un panorama editoriale italiano spesso superficiale o ideologicamente polarizzato su questi temi, questo libro rappresenta un contributo di alto livello. Merita di essere letto, discusso e, auspicabilmente, tradotto anche all’estero.
Un saggio che non si accontenta di raccontare il presente, ma cerca di fornirgli una grammatica duratura. Da tenere sulla scrivania, non sullo scaffale.
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