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Arturo Reghini, Libero Muratore, matematico, esoterista e Pythagoricus Latomusque Insignis, come recita la sua lapide nel cimitero di Budrio, è stato un vero gigante del pensiero iniziatico occidentale e un protagonista di alto profilo della storia massonica del Novecento.
Reghini non ha scritto solo di Massoneria o di simbologia pitagorica. La sua produzione letteraria è stata vastissima. Si è infatti occupato di Simbolismo, di Numerologia, di Cabala, degli insegnamenti di grandi Maestri del passato come Dante Alighieri, di Tradizione Misterica, di Cosmogonia, di Mitologia, di Filosofia, di Religione, ma anche di Ermetismo e di Alchimia.
È noto che Reghini mosse i suoi primi passi sulla via della Conoscenza esoterica nel contesto della Società Teosofica, alla quale aveva aderito con entusiasmo militante giovanile fin dal 1896, quando conobbe a Roma Isabel Coopper Oakley, delegata per l’Italia da Helena Petrovna Blavatsky. Conseguentemente a tale impegno intellettuale, molti scritti e interventi di Reghini – non solo dei suoi anni giovanili ma anche della sua piena maturità – rispecchiano o riprendono gli ideali e la visione olistica della realtà perpetrata dalla dottrina teosofica. Tra tali opere possiamo sicuramente annoverare Il senso della realtà e il presente Il dominio dell’anima, originariamente concepito come conferenza tenuta da Arturo Reghini nel 1907 presso la Biblioteca Filosofica di Firenze e poi pubblicato nel capoluogo toscano l’anno successivo.
Questo piccolo grande capolavoro reghiniano rappresenta un documento di straordinario valore storico, filosofico ed esoterico.
Matematico di formazione, già da diversi anni massone, esponente di spicco del Pitagorismo e promotore di una “scuola italica” di sapienza, Reghini in quest’opera non affronta i temi dello spirito con il sentimentalismo vago di certo misticismo coevo, né con l’approccio puramente erudito della storiografia profana. Il suo sguardo è quello dell’iniziato che possiede il rigore della mente geometrica e, al contempo, la visione metafisica necessaria per squarciare il velo delle apparenze fenomeniche. Il dominio dell’anima si colloca esattamente in questo snodo: un manifesto metodologico ed esistenziale che rivendica la legittimità di una scienza dello spirito indipendente e sovrana.
L’antico ammonimento delfico, Conosci te stesso, cessa di essere un vago precetto morale per trasformarsi in una precisa istruzione operativa: è nel Microcosmo che l’uomo può scoprire le leggi che governano l’intero universo, poiché ogni atomo racchiude in sé la triplice manifestazione di materia, energia e coscienza.
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