Ben Da’at – Fedez, l’io in vetrina. Politica, spettacolo e identità digitale (2026)

Formato: EPUB

Fedez è stato spesso raccontato come rapper diventato pop, personaggio televisivo, imprenditore dell’immagine, figura divisiva della scena pubblica italiana. Questo volume propone una lettura diversa: Fedez come figura esemplare dell’io contemporaneo in vetrina. Non nel senso riduttivo del narcisismo o della semplice esposizione mediatica, ma come artista capace di mostrare il punto in cui musica, politica, spettacolo, social, intimità, corpo e mercato diventano parti dello stesso dispositivo. Le sue canzoni non sono soltanto brani da ascoltare: sono nodi di una rete in cui testo, voce, videoclip, post, televisione, polemica e ricezione pubblica costruiscono una nuova forma dell’identità digitale.
La tesi del libro è semplice e verificabile: Fedez rappresenta uno dei casi più chiari, nel pop rap italiano, di trasformazione dell’artista in soggetto esposto, commentabile, vulnerabile e monetizzabile. La canzone diventa contenuto; il contenuto diventa immagine; l’immagine diventa relazione con il pubblico; la relazione diventa valore simbolico, economico e politico. L’io non resta dietro l’opera, ma entra nell’opera come volto, brand, racconto familiare, corpo fragile, parola civile, provocazione e oggetto di conflitto. Attraverso brani come Signorsì, Non c’è due senza trash, Vorrei ma non posto, Comunisti col Rolex, Cigno nero, Magnifico, Bella storia, Prima di ogni cosa, Chiamami per nome, Problemi con tutti (Giuda), Morire morire, Sapore, Mille, Crisi di Stato e Disumano, il volume mostra come il pop contemporaneo possa rendere visibile la condizione dell’io nell’età della piattaforma.
L’analisi si sviluppa lungo quattro direttrici principali: il testo come costruzione dell’io pubblico; la musica come passaggio tra rap, pop, ritornello, featuring e comunicazione immediata; l’immagine come dispositivo di volto, corpo, famiglia, polemica e brand; la piattaforma come spazio in cui la canzone continua a circolare, essere discussa, frammentata e consumata. Debord, Baudrillard, Foucault, Goffman e Byung-Chul Han dialogano con brani, videoclip, performance, post e controversie in una prospettiva che intreccia filosofia, sociologia, media studies, educazione civica e cultura pop. Ne emerge il ritratto di un artista che non offre una soluzione, ma una diagnosi: un soggetto che usa la visibilità e ne viene usato, cerca autenticità dentro la rappresentazione, trasforma la fragilità in linguaggio pubblico e la politica in scena spettacolare.

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