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Il mondo è stretto nella morsa delle multinazionali e la Rete è assurta a perno telematico della politica e dell’economia globale. È il mondo uscito dalla Convenzione di Vienna, nel quale i grandi consorzi (Rizoma, IG Farben, Kymera) si trovano a concludere affari con le isole della rete: Cipro, Grenada e Singapore, tra le altre, sono banche dati offshore, spesso nelle mani degli eredi di rivoluzioni folli come al solito degenerate in totalitarismi ameni. Ma c’è anche qualcun altro, in questo scenario, qualcuno che si oppone al sistema. Ci sono i terroristi delle FACT (Forze Armate di Contro-Terrorismo), le cui azioni sono improntate a un’ideologia di opposizione di destra, condotte da una autentica organizzazione militare che si è trovata nelle condizioni di governare uno stato intero come il Mali. E ci sono anche i ribelli della Rivoluzione Culturale Inadin, una banda di tuareg in lotta per l’indipendenza di un angolo di Sahara e capitanati da un giornalista free-lance, intellettuale e ideologo, una sorta di epigono di Lawrence d’Arabia.
