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Se esisteva un luogo dove un bambino della Famiglia poteva essere bambino, questo luogo era Kethiuy, sul pianeta Cerdin. C’erano pochi visitatori, nessun pericolo imminente. La proprietà non distava molto dalla Città e dall’antico ingresso di Alfa, ma le sue colline e la sua unica occupazione la tenevano isolata da gran parte della politica della Famiglia. Aveva il suo lago e i suoi prati, e un giardino di alberi candela che si ergevano come leggere guglie in mezzo alle sue quattordici cupole; e sparsi tutto intorno nella valle c’erano gli alveari, i cui abitanti andavano e venivano in continuazione da Kethiuy. Tutti i majat che trattavano con gli Uomini lo facevano attraverso Kethiuy, che proteggeva un alveare dall’altro e manteneva la pace, cosa per cui il clan dei Meth-mareni, la Casa della Famiglia che governava quella regione, sembrava avere un talento particolare. In una direzione si estendevano i campi, alcuni di proprietà degli umani, altri dei majat; in un’altra i laboratori; in una terza ancora i magazzini, dove gli azi, uomini nati per clonazione, radunavano e catalogavano i beni provenienti dal commercio con gli alveari, i prodotti dei laboratori e i computer, che costituivano la parte più cospicua di quel commercio. Kethiuy era sia città che Casa; era autonoma e tranquilla, quasi immutabile per quel che riguardava i suoi abitanti, dal momento che i Kontrin misuravano le proprie vite in decenni invece che in anni, e i rari bambini a cui era permesso sostituire i morti non avevano dubbi né su ciò che dovevano diventare né su quale era l’ordine del mondo….
