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Le Porte erano quanto restava dei qhal. Esse erano dovunque, su ogni pianeta; per millenni avevano fatto parte della vita di tutti i giorni, avevano collegato l’intera rete delle civiltà qhaline… un impero che si estendeva sia nello Spazio sia nel Tempo, perché le Porte immettevano in un altro tempo, oltre che in un altro spazio… tranne che alla fine.
All’inizio, le proprietà temporali delle Porte non erano state fonte di preoccupazione. La loro tecnologia era stata scoperta fra le rovine di un mondo morto nel sistema qhalino… una scoperta che, fatta nei primi decenni di volo spaziale, aveva improvvisamente aperto la strada per le stelle. Da allora le astronavi furono usate soltanto per il trasporto iniziale di tecnici e attrezzature a distanze di anni-luce. Ma dopo la costruzione di ogni Porta Planetaria, il viaggio a un pianeta e sulla sua superficie diventò istantaneo.
E più che istantaneo. Il tempo si contraeva nel passaggio della Porta. Era possibile passare da un punto all’altro attraverso gli anni-luce senza invecchiare, in un tempo differente da quello reale delle astronavi. Ed era possibile non solo scegliere il luogo d’uscita, ma anche il tempo… persino per spostamenti sulla superficie di uno stesso pianeta, proiettandosi in avanti nella sua esistenza seguendo il corso dei mondi e degli astri.
Per legge, non era possibile tornare indietro nel tempo. Era stato teoriz-zato fin dalla scoperta degli aspetti temporali delle Porte che incidenti nel futuro non avrebbero potuto avere effetti peggiori di quelli nel presente; ma interventi nel passato avrebbero potuto ripercuotersi su migliaia di vite e di corsi storici.
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