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Venezia non è una città, è un acquerello sbiadito pronto a inghiottirti. Per Irene, varcare la soglia della laguna per il primo anno di liceo non significa approdare nel luogo più bello del mondo, ma immergersi in un labirinto di calli strette dove l’aria sa di mare e ferro bagnato e il grido dei gabbiani suona come una risata ostile. Nascosta dietro felpe nere oversize e le note dei suoi cantanti preferiti nelle cuffie, Irene ha un piano preciso: restare invisibile, una parentesi silenziosa tra una lezione e l’altra.
Un “talismano” azzurro per non affogare. Da anni Irene convive con un “macigno” sul petto che le mozza il fiato nei momenti meno opportuni. Lei lo chiama asma, un nome rassicurante per una paura che non sa nominare. Il suo unico scudo è un inalatore di plastica azzurra, un oggetto magico che stringe nel palmo per convincersi che l’ossigeno arriverà. Ma al Liceo Musicale, tra i pavimenti irregolari in terrazzo veneziano e i lampadari monumentali di Murano, il silenzio è un lusso che non esiste: l’aria vibra costantemente di note spezzate, scale di violino e il fragore dei percussionisti che irrompono come un ciclone nei corridoi affrescati.
Il codice segreto della matita nera. Mentre Irene cerca faticosamente il suo posto al pianoforte, qualcuno inizia a notarla. È Max, il “chitarrista maledetto” che siede nell’ombra dell’ultima fila con le cuffie al collo. Max non usa molte parole, ma possiede una sensibilità rara: comunica attraverso brevi messaggi scritti a matita sul legno graffiato dei banchi. “Non sembri invisibile quando suoni”. Tra messaggi analogici e playlist condivise, Irene scopre che Max porta sulle spalle il peso di un’ombra familiare e che, proprio come lei, usa la musica per zittire il rumore che ha in testa. Insieme a Gaia, un uragano di energia bionda che la trascina verso un'”esistenza cromatica” fatta di maglioni panna e cioccolate calde, Irene inizierà a capire che non deve più chiedere scusa per lo spazio che occupa.
La perfezione dell’acciaio contro la verità del soffio. La tregua della primavera veneziana viene interrotta dall’arrivo di Elena, una “macchina da guerra” dalla tecnica impeccabile che non contempla l’errore. La sfida per la selezione al prestigioso concorso di Roma diventa lo scontro tra due mondi: la tecnica gelida di chi non trema mai e la sensibilità fragile di chi suona per sopravvivere. Irene dovrà scoprire se la sua “verità interiore” — quella melodia viva che nasce solo quando accetti di essere guardata — sarà abbastanza forte da farle superare la paura di sparire.
Una storia commovente sulla forza di restare. Attraverso ponti che sembrano non finire mai, prove di violoncello che sanno di fiducia e il riverbero dell’oro sulla laguna al tramonto, Irene imparerà che per smettere di respirare sott’acqua non serve essere salvati. Serve il coraggio di posare il proprio talismano e scoprire che, finalmente, l’aria c’è già.
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