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Cronache di sei anni di tragedie, farse, faziosità, violenze, deliri e indecenze, che salgono come un’acqua alta. Un rendiconto frammentario del «malor civile», un minimo manuale di resistenza.
Il «livello di guardia» è l’altezza massima a cui può giungere l’acqua di un fiume o di un lago senza costituire pericolo di inondazione. In questi anni, nella nostra vita sociale e civile il livello di guardia è stato superato troppo spesso, e ci sentiamo travolti da schizzi di fango e onde limacciose: il dileggio della Costituzione, la corruzione diventata regola, gli aggressivi fondamentalismi clericali e laicisti, la retorica del perdono e l’odio del diverso, le indulgenze nei confronti del terrorismo, il confine tra vita e morte ridotto a pretesto di polemica partigiana, la politica dell’insulto, l’assuefazione all’ingiustizia e alla violenza, la crescente incapacità di vergognarsi e di sapere di che cosa ci si deve vergognare, una indifferenza che spegne lo stesso «malor civile».

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