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Vittorio Salmaso ha cinquant’anni, è un avvocato in uno studio legale a Venezia e la certezza, coltivata in oltre vent’anni di professione, che ogni cosa umana possa essere ricondotta a una regola, a un articolo, a una prova. Poi eredita una casa, un orto e una capra in un paesino del Veneto di cui non ha mai sentito parlare, e scopre che a Vosgarolo non esiste un solo regolamento scritto. Non per rivoluzione. Non per anarchia. Semplicemente, nessuno ha mai pensato che servisse.
C’è una panchina su cui non ci si siede dopo il tramonto, un caffè che non si paga mai la prima volta, un coltello che non si regala. E c’è un registro comunale comprato nel 1961 e mai riempito, una pagina bianca che custodisce, senza dirlo, il segreto meglio nascosto del paese.
Vittorio comincia a raccogliere queste regole come farebbe con un fascicolo, convinto che dietro ogni assurdità ci sia una spiegazione da scovare. Ma più si addentra nella logica di Vosgarolo, più si accorge che il vero mistero non è perché le regole non siano scritte: è che funzionano meglio così, e che romperle costa più caro di qualunque multa.
Poi una donna muore vicino a un canale in secca, e il paese, per la prima volta, ha bisogno di qualcuno che sappia giudicare senza prove, che sappia decidere senza un codice a cui aggrapparsi. Vittorio dovrà scegliere se restare l’avvocato che è sempre stato, o diventare qualcos’altro: uno che sa, e basta, senza chiedere perché.
Un romanzo grottesco e struggente su un paese immaginario del Veneto, sulla memoria che si fa materia invece che diventare documento, e sulla domanda che lo attraversa da cima a fondo: è più libero un uomo che può fare tutto, o un uomo che sa spontaneamente ciò che non deve fare?
C’è una panchina su cui non ci si siede dopo il tramonto, un caffè che non si paga mai la prima volta, un coltello che non si regala. E c’è un registro comunale comprato nel 1961 e mai riempito, una pagina bianca che custodisce, senza dirlo, il segreto meglio nascosto del paese.
Vittorio comincia a raccogliere queste regole come farebbe con un fascicolo, convinto che dietro ogni assurdità ci sia una spiegazione da scovare. Ma più si addentra nella logica di Vosgarolo, più si accorge che il vero mistero non è perché le regole non siano scritte: è che funzionano meglio così, e che romperle costa più caro di qualunque multa.
Poi una donna muore vicino a un canale in secca, e il paese, per la prima volta, ha bisogno di qualcuno che sappia giudicare senza prove, che sappia decidere senza un codice a cui aggrapparsi. Vittorio dovrà scegliere se restare l’avvocato che è sempre stato, o diventare qualcos’altro: uno che sa, e basta, senza chiedere perché.
Un romanzo grottesco e struggente su un paese immaginario del Veneto, sulla memoria che si fa materia invece che diventare documento, e sulla domanda che lo attraversa da cima a fondo: è più libero un uomo che può fare tutto, o un uomo che sa spontaneamente ciò che non deve fare?
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