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Ignazio di Loyola (1491-1556), dapprima romantico sognatore di glorie militari, poi penitente e pellegrino assetato del divino, e quindi fondatore di un ordine religioso che tanto ha influito sulla vita della società e sulla storia della chiesa, è certamente un personaggio che richiede una grande duttilità di lettura. Egli è pietra durissima e carne viva, stratega consumato e grande contemplativo, divino oblio nella «santa indifferenza» e gigante costruttore di sé. È cataclisma e soffio d’azzurro. Ignazio è sempre in battaglia: non depone le armi di fronte a nessuno. Anzi, spesso è lui a sferrare l’offensiva. E poiché riesce a smuovere il mondo intero e, attraverso l’ordine religioso da lui fondato, la sua presenza è tuttora così forte nella chiesa, appare chiaro che, nella mescolanza di prerogative tanto contrastanti, egli ha trovato quel superiore equilibrio che solo può rendere compiuta una persona, come uomo e come santo. Nella fornace della volontà divina, Ignazio è divenuto così pieghevole, che può assumere qualsiasi forma. Non spersonalizzato. Al contrario, per aver raggiunto in sommo grado l’indifferenza di se stesso, il Signore si aggira in lui come in una grande stanza aperta e disponibile, così come Ignazio, raggiunta la maturità, lo vediamo totalmente disponibile a Dio, nella chiesa, per il servizio del Vangelo.

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