Italian | Scan PDF | Pagine: 181 | La Goliardica Editrice | 1981

 

La rozzezza delle concezioni religiose che i documenti etnologici hanno attribuito ai cosiddetti “primitivi” dipende per lo più dal basso livello in cui avviene la comunicazione tra l’indagatore europeo e l’indigeno indagato; l’uno e l’altro, infatti, per poter comunicare sono costretti a rinunciare alle superiori conquiste intellettuali delle rispettive culture, come due persone di lingua diversa che, per farsi comprendere, rinunciano alla parola e ricorrono al rozzo linguaggio dei gesti. A queste oggettive difficoltà di comunicazione, si aggiunga la tendenza dell’etnologo a proiettare nelle culture altrui il nostro concetto di religione, e si avrà un’idea di quanto sia problematico il valore della documentazione etnologica che, d’altronde, ha contribuito in larga misura alla edificazione di una disciplina comparativistica quale è la storia delle religioni. A rendere scientificamente questa idea è volto il presente libro, il cui autore, professore di storia delle religioni all’Università di Roma, trattando nell’occasione i protagonisti dei miti, pone l’esigenza di una revisione critica (storicizzante) della fenomenologia religiosa, delle sue fonti e delle sue arbitrarie elaborazioni speculative.
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