Davide Bacco – Il tempo che guarisce (2026)

FORMATO: EPUB

Può una storia raccontare qualcosa anche quando apparentemente non racconta nulla? Una ragazza pedala fino a un punto da cui si vede il Monte Fuji, si addormenta, e si sveglia che è quasi buio. Una campeggiatrice le dà qualcosa da mangiare e le tiene compagnia. Finisce così: due ragazze che passano la notte a parlare. Non c’è un antagonista. Non c’è un obiettivo da raggiungere. Non c’è niente da vincere, nessuno da salvare, e nessun conto alla rovescia. È la premessa di Yuru Camp, e sembra la descrizione di un prodotto che non ha nessuna ragione di funzionare. E invece. Questo libro racconta la storia di una parola. Una parola giapponese che in italiano continuiamo a usare in giapponese, senza tradurla. Una parola che non è nata per descrivere un genere di animazione, che non ha un fondatore, che nessuno ha mai definito per iscritto in modo vincolante, e che prima di essere il nome di un tipo di storie è stata il nome di un tipo di persone. La parola è iyashikei. La sua storia comincia nel posto dove non la si cerca: in uno studio di antropologia medica su un villaggio dello Sri Lanka. Passa per una conduttrice di talk show. Diventa, sette anni dopo, la parola della pubblicità. Entra nel vocabolario nazionale grazie a uno spot di una medicina contro la stanchezza, e la ritira il governatore di una regione che vuole far arrivare i turisti. E trent’anni dopo, quella stessa parola serve ancora a far visitare regioni che si spopolano. Un genere che racconta il non fare niente ha prodotto, fra le altre cose, del movimento. Questo libro attraversa diciassette capitoli per spiegare che cosa fanno davvero le opere che portano quel nome — perché una tazza che fuma riceve gli stessi venti secondi che le darebbe la vita vera, che cosa sostituisce la trama quando la trama non c’è, e perché tanta gente ha cominciato a cercare storie che non chiedono niente. E dice anche che cosa non fanno. Non insegnano nulla, non rendono migliori, e non guarisono nessuno. Il titolo promette molto; il libro mantiene solo la parte che si può mantenere, e spiega con tutte le parole perché. A chi è rivolto A chi di questo genere non ha visto niente e ne ha sentito parlare con una parola che non sapeva tradurre. A chi lo guarda e non sa dire perché gli piace. A chi si è sempre chiesto come si fa a raccontare una storia in cui non succede niente. Con una nota metodologica, un avviso sugli spoiler, un glossario, una lettografia e un’appendice ch

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