Diana Branescu – Il crimine invisibile (2026)

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Nel 1968 un uomo fu condannato per essersi impossessato della mente di un altro. Si chiamava Aldo Braibanti, il reato si chiamava plagio, ed è rimasto l’unico caso nella storia italiana. Tredici anni dopo la Corte Costituzionale cancellò quella norma dal codice, con una motivazione che pesa ancora oggi: la manipolazione esiste, ma scriverla in una legge senza mettere in pericolo la libertà di tutti è impossibile.

Da quel giorno in Italia non esiste più un reato che punisca la manipolazione in quanto tale. Eppure le vittime non hanno smesso di esistere. La donna schiacciata psicologicamente dal partner, l’anziano spogliato di tutto da chi ne ha conquistato la fiducia, l’adepto risucchiato da una setta, la ragazza distrutta da un’immagine falsa costruita con l’intelligenza artificiale. Tutti bussano alle porte dei tribunali. E i giudici, rimasti senza lo strumento giusto, li inseguono con armi nate per altro.

Questo libro racconta quella caccia, processo per processo. C’è il marito che trasforma la casa in una gabbia senza alzare mai la voce. C’è l’ombra che segue una donna dopo la fine di una relazione. C’è la conquista lenta e gentile di una persona fragile. C’è il consenso strappato con la paura, e la domanda che nessuna legge ha mai chiuso davvero: che cosa significa, esattamente, dire di sì.

Poi si scende nel punto più scomodo di tutti. Come si prova, in un’aula di tribunale, qualcosa che non lascia lividi né testimoni? Come si distingue una vittima vera da un’accusa falsa? E che cosa succede quando la giustizia, nel tentativo di proteggere le persone più indifese, finisce per fabbricare colpevoli che non lo sono mai stati?

Con uno sguardo che unisce diritto penale, criminologia e psicologia forense, Diana E. Branescu attraversa mezzo secolo di processi italiani per mostrare quanto sia fragile la legge davanti al crimine invisibile. Non è un manuale per difendersi e non è un atto d’accusa contro la giustizia. È il racconto di quanto sia difficile, per una società di persone libere, punire chi abusa della libertà altrui senza calpestare la libertà di tutti.

Perché la manipolazione ha un solo, vero avversario: il nome. Prospera finché resta senza. E quel nome, nel codice penale italiano, non c’è ancora.

Mentre leggi queste righe il Parlamento sta discutendo se rimetterlo. La storia è ancora aperta.

Un libro che si legge da solo, e che completa il percorso cominciato con «Nella mente del manipolatore» e «Nella mente della setta».

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