
Il periodo più sanguinoso, efferato e crudele della storia della ex Jugoslavia diventa oggetto di un’indagine sociale, storica e calcistica all’interno del libro di Diego Mariottini. Il protagonista dell’avvincente resoconto storico è l’uomo più discusso della Jugoslavia post Tito: Željko Ražnatovic, noto ai più come comandante Arkan. La narrazione segue due binari: da una parta la vita di Arkan, segnata da violenza, guerra e da un avvicinarsi spedito verso la criminalità barbara e razziale; dall’altra l’evolversi della vicenda sportiva della Jugoslavia, un territorio in grado di sfornare campioni in diverse discipline (pallacanestro su tutti) per nulla uniti dal punto di vista patriottico. Mai come per questo periodo risulta appropriata la filastrocca che descriveva alla perfezione il momento storico slavo: sei stati, cinque nazioni, quattro lingue, tre religioni, due alfabeti e un solo Tito; un coacervo di stati uniti solamente dall’obbligata ed imposta dominazione.
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