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La piccola Anna era seduta sul pavimento, vicino a una parete, e giocava con la bambola, le parlava e ascoltava. Attraverso il muro sottile, dalla camera di sua madre, le arrivavano le voci, alte nelle esplosioni di collera, ma Anna cercava di dedicare tutta la sua attenzione alla bambola, per non sentirle e non spaventarsi. L’uomo che c’era in camera con la mamma, adesso stava urlando. Lei non voleva ascoltare quello che l’uomo diceva.
Strinse la bambola, baciò la faccia di plastica, e poi riprese a parlarle e ad accarezzarla.
Nella camera da letto, sua madre era stata uccisa.
Sua madre si chiamava Tinka, una sofisticata etichetta nata dalla fusione del primo nome, Tina, con il secondo, Karin. In condizioni normali Tinka era una bella donna, su questo nessun dubbio. Sarebbe stata bella anche se si fosse chiamata Beulah. O Bertha. Oppure Brunhilde. Il nome Tinka serviva però a valorizzare la sua bellezza naturale, aggiungendole una luce particolare, una cornice indispensabile, un’aria di mistero, un che di ro-manzesco.
Tinka Sachs era un’indossatrice.
Nessun dubbio che fosse una donna molto bella. Aveva bei lineamenti delicati, adatti alle esigenze della sua professione, fronte spaziosa, zigomi alti, bocca morbida, naso aristocratico, occhi a mandorla, verdi con pa-gliuzze dorate. Sì, in condizioni normali era una bellezza, nessun dubbio.
Aveva il corpo longilineo e svelto della modella di classe, con curve eleganti, lunghe gambe snelle, fianchi appena segnati e seni piccoli. Camminava col bacino proteso, nell’andatura scivolata delle indossatrici, sol-cando l’aria con la testa eretta. Rideva, come ogni modella che si rispetti, con una cascata di suoni musicali, le labbra dipinte aperte sui denti incap-sulati di porcellana perfetta, gli occhi splendenti. Si sedeva con la studiata naturalezza delle modelle, come se fosse sempre davanti alla macchina fotografica, anche quando era a casa sua, e sempre scegliendo come sfondo la parete o la poltrona che meglio si intonavano all’abito o ai lunghi capelli biondi, o ai misteriosi occhi verdi punteggiati d’oro. Sì, in condizioni normali era una bellezza. Ma in quel momento non era più bella.
