Intorno agli anni venti nella riflessione di Edmund Husserl si compie l’integrazione tra il metodo fenomenologico statico, che consiste nell’analisi dei dati di coscienza puri, e quello genetico, caratterizzato dall’analisi del ruolo del tempo nell’intuizione e nella conoscenza. Husserl si dota degli strumenti concettuali per affrontare i nuovi ambiti di indagine che caratterizzeranno le sue ricerche sulle sintesi passive, sulla storia, sul mondo della vita e sulla crisi delle scienze europee. I testi qui presentati, tratti dall’archivio di Lovanio e finora inediti in Italia, rendono conto di questo passaggio capitale, integrando i temi della teoria della conoscenza con quelli dell’alterità e dell’intersoggettività e dimostrando la sostanziale continuità nel pensiero del filosofo di Friburgo. La fenomenologia si affranca così dalle superficiali e riduttive accuse di spiritualismo e rigido intellettualismo e riassume la propria veste di ricerca libera e rigorosa che non ha paura di definirsi sempre di nuovo. Proprio le pagine in cui l’ossessione della verità si fa più intensa, in cui Husserl approfondisce tenacemente le sue analisi, spiegano la straordinaria fecondità della tradizione fenomenologica fino ai nostri giorni.
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