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Prigioniera della propria subordinazione sessuale e sociale, la donna ha per lungo tempo vissuto la sua specificità biologica come inferiorità fisica, cattiva salute, rischio, dolore, e in molti casi la morte. Studiare la “storia del corpo femminile” vuol dire dunque, per lo storico Edward Shorter, risalire alle radici dell’oppressione delle donne. L’indagine che copre un arco di cinque secoli e si basa su resoconti e diari di medici e levatrici, statistiche ospedaliere, proverbi, canzoni ecc. assume l’evento traumatico del parto quale emblema del destino femminile. La distanza affettiva del coniuge e lo scarso sviluppo della ginecologia non lasciavano alla partoriente altra soluzione che il ricorso all’esperienza di altre donne, detentrici di tecniche chirurgiche rudimentali e di espedienti tramandati di generazione in generazione, creando un vincolo tra donne che per secoli ha istituzionalizzato la figura della levatrice

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