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La lettura in chiave esoterica della Divina Commedia può avere, ovviamente, un’infinità di sfaccettature; ed ognuna di esse può comportare metodologie e terminologie esoteriche ed occulte diverse («orientali» o «occidentali») a seconda dell’orientamento dell’indagatore. Ma se questi si manterrà nell’ambito austero degli incontrovertibili Misteri Maggiori, allora le conclusioni a cui giungerà, qualunque sia stato il «metodo» o i «termini» adottati, non potranno essere che sostanzialmente conformi all’Esoterismo tradizionale ed universale.

E se cosi sarà, risulterà il «fatto» inconfutabile che sottrae la Commedia all’imprimatur della chiesa cattolica e alla convenzionale e talvolta mummificante interpretazione degli Accademici: il «fatto», cioè, che fra i tantissimi che la tradizione classica, allegorica o religiosa fece «scendere all’Inferno» e da n «ritornare sulla terra» (eroi mitici, deità pagane, Gesù il «Figlio di Dio» ecc.), Dante Alighieri, primo e finora unico nella storia del genere umano, abbia registrato, ora dopo ora, passo dopo passo, l’espandersi della Coscienza di un Discepolo-Iniziato sui Regni superfisici della Natura. Un’Iniziazione che nei Misteri Maggiori veniva impartita sempre e solo all’Equinozio di Primavera e che, all’epoca di Dante, coincise con i tre giorni del «Grande Viaggio» di lui. Con la sua registrazione il Vate della nostra era sottrasse definitivamente «i Misteri» al mistero, e li inserì nella logica delle più concrete enunciazioni della Scienza Occulta; per cui tutto ciò che egli disse di avere visto e contattato – i «Dannati» dell’Inferno i «Beati» del Paradiso – altro non fu che la documentazione, precisa e circostanziata, di come la Theurgia, o Arte Divina, metta in contatto il Sé Spirituale che è nell’uomo con le Anime dei Morti.