
La filosofia moderna ha abdicato dai diritti più sacrosanti dello spirito e ha offerto i polsi alla schiavitù della materia e di ogni sua inutile complicazione interiore, rinunciando all’umanità delle forme, senza pensare che la verità conviene che abbia forma umana se agli uomini deve rivolgersi, e che se, come io penso, la forma è la coscienza, la scienza nostra è informe, inerte, inefficace. Ogni uomo d’intelletto ha sacrificato il suo pensiero al metodo, che solo ha oggi l’onore della considerazione da parte degli operai dello spirito, e pensatore è oggi stimato solo colui che più scrupolosamente sappia nascondere se stesso, nell’uso dei congegni inflessibili del metodo, colui che con voluttà di abbandono pari a quella che sospinse alle solitudini e alle macerazioni i primi eremiti della nostra superstizione, tutto si getti come strumento cieco tra le spire di una verità che non solo egli non ha intuito, ma che è ineluttabilmente straniera all’organismo naturale dell’uomo. Io sento ancora possentemente che spetta sempre alla filosofia pronunciare le verità che sarà poi compito della scienza il dimostrare, poiché questa nostra disciplina rimane sempre per me un’arte che ha ritmi suoi, e nell’idea, e nell’espressione, a cui si confidano sincerità d’impulso e lusinga di persuasione, armonia di concepimento e facile consenso d’intelligenza. Deve accadere, per dirla con gli antichi, che l’io, assoggetti il non io, e non il contrario, poichè l’acquisto di una conoscenza che trascenda l’interesse che l’individuo ha per se stesso, e le possibilità della natura e dei rapporti nel quale l’uomo si trova con questa e con i suoi simili, non può che turbare la dignità e la misura in cui vivono e vivranno i problemi eterni dello spirito. Conviene, io penso ancora, e non ne arrossisco, conviene che la filosofia, per quanto le è consentito dalla sua indole, rimanga in un certo senso poesia, e in questa parte della sua espressione riveli ed esplichi ogni virtù, originaria e individuale di convinzione da parte del creatore, di consenso da parte di coloro a cui s’indirizza, altrimenti come Cassandra che respinse Apollo, è condannata allo sterile vaticinio, ma anche, come Ofelia che getta ogni suo fiore, s’annega nella follia.
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