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“È successo qualcosa, lo sento… Aiuto! Aiuto!” Nessuna risposta, solo silenzio. L’aria era ferma nella quiete del buio. “C’è nessuno, dannazione? Qualcuno può venire ad aiutarmi?” Cadde a terra, la sua voce si ruppe e iniziò a piangere. Dal corridoio un brusio si alzò piano accompagnato da un rumore sordo, era un pugno sul muro. Dell’intonaco cadde dissolvendosi come polvere. “Sanna, ti ho detto basta, cazzo! Stai zitto! Vogliamo dormire qua dentro, finiscila di frignare!” “State zitti voi! – continuò disperato – bisogna aprire quella cella!” Rumori di passi e di ferraglia si levarono dal piano terra. Il carcere si stava risvegliando. “Agente! Agente! Dove siete… Venite subito, vi prego!”
La Sardegna, con il suo entroterra brullo e sincero e una Cagliari assolata e silenziosa, fanno da sfondo a un romanzo dalle tinte fosche che parla di legami, colpe e detenzione.
Buoncammino è il maestoso e dolente carcere della città; è un luogo invadente che arriva a sommergere la vita di chi si avvicina, fino a coprirla di un manto fatto di leggera inquietudine.
Le storie di Achille, Pietro, Mattia e Paolo si intrecciano. Un giovane medico oltrepassa le sbarre per mettersi alla prova in quello scenario così statico da sembrare irreale; Achille aspetta sé stesso e, intanto, sotto i suoi occhi scorrono le vite di detenuti che perdono la dignità di essere pazienti.
Eppure Pietro lo aveva avvisato: così, quando quella notte Mattia, nella cella numero novanta, viene ritrovato morto e con evidenti ematomi, la profezia di Pietro si avvera. Lo stesso Pietro viene travolto e Achille deve decidere se cercare un approdo o imparare a nuotare tra le onde leggere dell’acqua ormai giunta.
La storia si dispiega così tra antichi dolori, nuovi interrogativi e silenziose vessazioni.
Il fantasma di Buoncammino è un romanzo che si muove sul filo del limite: il limite tra dentro e fuori, tra la libertà e la detenzione, tra l’errore e il ripensamento, tra la minaccia e la confessione, tra il dolore e la tenerezza, tra il reato e la pena. Un limite che nelle pagine è sempre più labile.
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