
LIBRO I MARCO AURELIO E COMMODOLIBRO II PERTINACE E DIDIO GIULIANOLIBRO III SETTIMIO SEVEROLIBRO IV CARACALLALIBRO V MACRINO ED ELIOGABALOLIBRO VI. ALESSANDRO SEVEROLIBRO VII. MASSIMINO E I GORDIANILIBRO VIII. MASSIMO E BALBINOErodiano, detto anche, ma forse senza fondamento, Erodiano di Antiochia (c. 170 – c. 240), è stato un funzionario pubblico romano, autore di una colorita storia in greco intitolata Storia dell’Impero dopo Marco (Aurelio) (τῆς μετὰ Μάρκον βασιλείας ἱστορία) in otto libri che coprono gli anni dal 180 al 238. Affronta quindi un arco temporale di cui non ci sono giunte molte cronache, oltre alla presente, alla dubbia e scandalistica Historia Augusta ed alla monumentale Storia di Cassio Dione.La Storia romana di Erodiano è una raccolta di otto libri che copre il periodo che va dalla morte di Marco Aurelio nel 180 d.C. all’inizio del regno di Gordiano III nel 238. Fornisce un resoconto in prima persona di uno dei periodi politicamente più diversificati dell’Impero romano. Il primo libro descrive il regno di Commodo dal 180 al 192, mentre il secondo tratta dell’Anno dei Cinque Imperatori nel 193. Il terzo libro comprende il regno di Settimio Severo dal 193 al 211, mentre il quarto tratta del regno di Caracalla dal 211 al 217. Il quinto libro riguarda il regno di Eliogabalo dal 218 al 222, mentre il sesto tratta del regno di Severo Alessandro dal 222 al 235. Il settimo libro racconta il regno di Massimino il Trace dal 235 al 238, e l’ultimo libro descrive l’Anno dei Sei Imperatori nel 238. Molto probabilmente, Erodiano scriveva per un pubblico orientale, poiché spesso spiega diverse usanze e credenze romane che sarebbero sembrate estranee agli orientali.Erodiano è stato sia elogiato che criticato dagli studiosi. La prima persona di cui si ha notizia che abbia recensito Erodiano è il patriarca di Costantinopoli del IX secolo, Fozio. Fozio scrisse di Erodiano: “non esagera con l’iperbole né omette nulla di essenziale; in breve, in tutte le virtù della storiografia ci sono pochi uomini che gli siano superiori”. Zosimo lo usò come fonte, così come fece Giovanni di Antiochia quando scrisse la sua Cronaca del Mondo.
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