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Il manoscritto analizza la progressiva sostituzione della responsabilità giuridica con meccanismi di controllo algoritmico, fenomeno che mina le fondamenta dello Stato di diritto senza violarne formalmente le norme. Attraverso una ricostruzione teorica e giuridica articolata in trenta capitoli, l’opera dimostra come gli strumenti automatizzati di moderazione, pur presentati come neutrali ed efficienti, operino una radicale inversione del principio di responsabilità: anziché ascendere verso i centri decisionali, essa viene devoluta verso la base sociale, trasformando i cittadini in custodi autocontrollati del proprio linguaggio. Questa dinamica non costituisce mero difetto tecnico, bensì una ristrutturazione silenziosa dei rapporti di potere, dove la tutela dei soggetti vulnerabili — principio in sé inderogabile — viene strumentalizzata per giustificare limitazioni al dibattito pubblico e all’analisi critica delle cause sistemiche. Gli algoritmi agiscono come norme di fatto prive di legittimazione democratica, sottratte al controllo giurisdizionale effettivo e al contraddittorio, incidendo su diritti fondamentali senza assumersene la responsabilità giuridica. Ne emerge una zona grigia di potere incompatibile con i principi di legalità e trasparenza costituzionali. L’opera documenta l’asimmetria strutturale del controllo algoritmico: penetrante nei confronti del cittadino singolo, elusivo rispetto alle strutture di potere complesse. Tale asimmetria produce un effetto sistemico preciso: la deviazione dell’attenzione pubblica dai livelli decisionali (dove risiedono le responsabilità) ai livelli espressivi (dove si esercita il controllo). In ambito costituzionale, ciò configura una distorsione del principio di uguaglianza sostanziale, poiché i soggetti più esposti al controllo automatizzato sono spesso quelli con minori risorse per contestarlo. Il manoscritto esplora infine il fenomeno della neutralizzazione del dissenso: non più represso attraverso divieti espliciti, ma reso inefficace mediante filtri selettivi, deamplificazione e marginalizzazione algoritmica. La critica non viene punita, ma resa inudibile; il dissenso non viene vietato, ma privato di audience. Questa forma di controllo post-repressivo elude le tradizionali garanzie costituzionali, progettate per contrastare la censura esplicita, non la sua sostituzione con meccanismi di invisibilizzazione selettiva. L’opera non formula imputazioni penali né individua soggetti determinati, ma analizza assetti di potere e prassi sistemiche alla luce dei principi fondamentali dell’ordinamento, proponendo una rilettura costituzionale degli strumenti digitali di governance che ripristini il primato della responsabilità verticale e la piena attuazione dello Stato di diritto nell’ecosistema digitale.
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