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L’analisi della legge e del soggetto giuridico moderni, a partire dal campo teorico definito dalla marxiana categoria di feticismo della merce, fa di questa fondamentale opera di Pašukanis forse il punto più alto del dibattito nella scuola giuridica sovietica degli anni ’20; il contributo, cioè, in cui più lucidamente che altrove – in questi anni drammatici e tuttavia fecondi per la teoria e la pratica della rivoluzione socialista – il marxismo è assunto come teoria critica dell’intero arco dei rapporti sociali, e quindi delle stesse relazioni giuridiche.
Resta, tuttavia, insuperata anche in Pašukanis – al pari che in Stučka, sebbene da un versante specularmente opposto all’elaborazione di quest’ultimo – la dicotomia tra Stato e società civile: il primo, espressione della «volontà di classe», e quindi in ultima analisi fondato sulla coercizione; la seconda, trama di rapporti sociali oggettivi. Se, perciò, a partire da tali premesse, il “primato”, teorico e genetico, che Pašukanis assegna al diritto privato nei processi costitutivi dell’ordinamento giuridico, in qualche modo giustifica (al di là delle intenzioni specifiche che l’avevano provocata) la critica di “economicismo” rivoltagli da Stučka, tuttavia esso consente che rimanga aperto il varco – a differenza che in Stučka – ad una rinnovata riflessione su un più stretto intreccio tra Stato e società civile.
È ciò che permette a Pašukanis – a partire dalla scoperta della storicità del diritto, in quanto «diritto eguale» legato al modo di produzione borghese e allo scambio di merci – di connettere la problematica del deperimento della sovrastruttura giuridica nel processo di transizione al comunismo alla leniniana nozione dello Stato socialista come «Stato in estinzione».
La fondazione della teoria generale del diritto di Pašukanis, tra le posizioni che emergono nel dibattito tra i giuristi sovietici degli anni ’20 – di cui il saggio introduttivo di Cerroni offre una rassegna completa e puntuale – costituisce, perciò, l’impostazione più ricca di potenziali sviluppi teorici e la più aderente alle prospettive strategiche dell’epoca storica aperta dalla Rivoluzione di ottobre e dalla costruzione del potere sovietico.
È noto come le vicende politiche dell’URSS degli anni ’20 e ’30 abbiano proceduto, invece, in una direzione del tutto opposta, e come la costruzione dello Stato socialista trovi, con Vyšinskij, le sue radici teoriche in quella stessa concezione «normativa» del diritto, che – sia Pašukanis che Stučka – avevano criticato in Kelsen, come il livello estremo di “formalizzazione” del diritto, che rimanda al suo ideologico e alla netta separazione tra sovrastruttura giuridica e statuale e concreto processo di liberazione degli uomini dai vincoli della società borghese.
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