Italian | Scan PDF | Pagine: 316 | Bulzoni | 2002

Il libro sfida lo snobismo della critica cinematografica e degli studi linguistici per analizzare il parlato dei film di Totò. Contrariamente a quello che credeva il grande attore (“io non ho il dono della parola”), sono proprio le abilità linguistiche a costituire il fulcro della sua creatività. L’autore di questo volume, ricercatore di linguistica italiana all’Università di Messina, procede con rigore scientifico a dimostrare l’assunto e lo fa in maniera convincente scrivendo forse il più utile libro degli ultimi anni sulla drammaturgia comica italiana del Novecento (qui teatro e cinema sono discipline artistiche perfettamente comunicanti). L’analisi della lingua cinematografica costituisce infatti, quando è condotta con metodo e trasparenza di linguaggio come in questo caso, un contributo per assegnare anche a film “minori” la dignità che spetta alle opere artistiche. Ci sono voluti secoli perché le commedie dei comici dell’Arte dei secoli XVI-XVIII trovassero accoglienza negli scaffali rispettabili della letteratura italiana, ci vorranno ancora degli anni perché i copioni del cinema comico italiano vengano considerati degni di far parte della drammaturgia italiana (altrimenti modesta e deprimente): per gli accademici detrattori il libro di Fabio Rossi dovrebbe costituire un eccellente e efficace certificato di qualità.

 

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