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Di solito la rete non nasconde una massa informe, dove qualcuno narra le gesta di chi vorrebbe essere, tralasciando e omettendo chi, nel reale, è.
Non c’è alcuna collezione di quadri fasulli come quello di Dorian Gray: piuttosto la rete andrebbe pensata e vista come uno specchio, dove l’individuo si osserva e si racconta – con onestà morale ed intellettuale – mettendo a disposizione di tutti la sua persona, in maniera trasparente. Anche se, per farlo, usa uno pseudonimo.
Fabrizio Bozzini ha scelto uno pseudonimo accostandolo alla sua persona, ben differente sarebbe un “Alter Ego”, il quale potrebbe narrare anche una storia inventata di sana pianta e non necessariamente il quotidiano de “IL RE INCA”.
Nel tempo, così, si sarebbe svelata soltanto una finzione fine a se stessa e non avrebbe lasciato un messaggio alle sue figlie.
Il tempo smaschera ogni fingitore e – se lo stesso Pessoa dichiara come il poeta sia un fingitore, con tutti i suoi eteronimi, Fabrizio smentisce ogni ipotetico sembrare a vantaggio di un lapalissiano essere – cosa che deve restarci impressa.