Farinella V., Agosti G.,Settis S. – Passione e gusto per l’antico nei pittori italiani del Quattrocento (1987) PDF

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Cruciale in quel serrato dipanarsi d’epoca che vuole il Rinascimento successore, piuttosto che erede di uno spodestato medioevo, il quattrocento italiano può essere apparso, a una storiografia otto e novecentesca che lo ha osservato col senno di poi, collocandosi al massimo l’altezza di un Vasari (o anche solo di Fontainebleau), come un avanguardia: tutta tesa a piantare sulla linea di confine con l’età nuova un vessillo, se non greco, romano. Ed è spesso intorno a quel vessillo che si sono immaginate descritte ardue e però vittoriose battaglie, dove le armi più taglienti audaci fossero prelevate senza intermediari dall’imminenti arsenale degli Antichi. Gettato come di un colpo nella bilancia del rinnovamento epocale,  lo studio dei marmi di Roma subito vi apparirà come fattore non certo esclusivo ma determinante, assumendo vero per proprio interno vigore l’impatto e lo statuto di un programma. Non viatico, ma dura e cruda svolta;  non lievito, ma piuttosto deliberata rottura; non tanto innesto, ma trapianto che mutaforma e nome all’albero  e ai frutti.

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