Felix Wilson, Tamara Lopez – Femminazi (2026)

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Betty Friedan disse una volta a Simone de Beauvoir che le donne dovrebbero avere la possibilità di restare a casa per crescere i figli, e la Beauvoir rispose che non dovrebbero averla, poiché troppe lo sceglierebbero. È giunto il momento di dire che una certa deriva del movimento femminista è sfociata in un gruppo molto autoritario – riguardo alla vita che le altre donne devono avere.

“FEMMINAZI: ritratto psico-sociale del femminismo estremo e i rischi della dittatura del pensiero politicamente corretto” è un libro rivelatore su questo fenomeno, da una prospettiva che non si può trovare nel discorso egemonico fornito dai media tradizionali. Da discutere o da accettare, è una prospettiva molto diversa da quella imposta come obbligatoria, è l’altra campana.

Vengono presentate le correnti filosofiche e ideologiche che sostengono l’ideologia femminazi, le sue radici storiche, i concetti centrali della sua mitologia – come il mitico “Patriarcato”, la “violenza di genere”, il “soffitto di cristallo” – a partire da una ricerca approfondita nei libri che oggi sono i riferimenti indispensabili.

In questo libro troverete, anche con un linguaggio semplice, un’indagine storica, sociologica e psicologica molto coerente che può spiegare molto bene quanto sia corretto chiamarle “femminazi” e come i filosofi fascisti abbiano influenzato il movimento femminista odierno.

Inoltre, vengono esplorate le basi dell’importante impatto sociale delle femminazi, come le riforme nei programmi educativi per innestare l’odio di genere e i pregiudizi anti-famiglia nelle nuove generazioni, le nuove leggi sul “genere”, la creazione dei nuovi tribunali femminazi, così come il consolidamento di una vera e propria dittatura del pensiero politicamente corretto dove ripetere i loro dogmi è il passaggio obbligatorio sulla scala del potere per giornalisti, funzionari giudiziari e politici, mentre contraddirli può provocare le forme più deliranti e iperattive di espulsione sociale e stigma.

La sfida è un modo di pensare più umano. Ogni persona è una somma di caratteristiche, non è la sua razza, non è la sua altezza, non è il colore della sua pelle, non è il suo genere, non è la sua forma di desiderio sessuale, non è la sua credenza religiosa. Ogni persona può deviare dalla storia che queste “ideologie collettiviste, paranoiche e autoritarie” raccontano. Ogni persona non è un rappresentante di un gruppo. Ogni persona è unica, così come è unica ogni storia di vita e ogni destino.

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