
Pisa, primi anni ’70. Il proprietario di una trattoria fatiscente viene trovato assassinato. I colpevoli sembrano presto individuati: la vedova dell’uomo assassinato e sua figlia Elisabetta avrebbero espiato la gelosia patologica del padre. Ma Corrado Scalzi, che si occupa della difesa delle donne, è convinto della loro innocenza. Troppe lacune nelle prove, troppe incongruenze suggeriscono che le donne vengano sacrificate per coprire attività criminali di ben più vasta portata. Il collegamento tra la morte dell’oste, un attentato dinamitardo in una macelleria di Marina e il ritrovamento di innumerevoli teschi di bovini sui fondali marini vicino alla foce dell’Arno diventa sempre più chiaro. Con “Forza Maggiore” – “Forza Maggiore” – Filastò dimostra che non sempre chi ha ragione prevale. La questione del vero mandante o dei mandanti rimane aperta – un finale che sottolinea efficacemente l’accusa politica del libro. E forse è proprio questo caso degli anni Settanta a trasformare Scalzi nel signore anziano e un po’ disilluso che i lettori conoscono dai romanzi successivi di Filastò. Ispirato a una storia vera, Filastò riunisce ancora una volta un cast di personaggi eccentrici. “Forza Maggiore” offre una trama intelligente, dialoghi avvincenti, descrizioni vivide del contesto sociale e, non da ultimo, una cena toscana meticolosamente documentata a casa del suo amico, l’avvocato Barbarini.
