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Come promettere tutto, spiegare niente e possibilmente essere rielettidi Silvestri Fosco
Esistono mestieri nei quali, quando qualcosa va male, bisogna spiegare perché è andata male.
La politica ha sviluppato soluzioni più sofisticate.
Si può spiegare che non è andata male. Che è andata diversamente dal previsto. Che il risultato va letto nel suo complesso. Che occorre considerare il contesto internazionale, il trimestre precedente, l’anno precedente, l’eredità ricevuta, le condizioni eccezionali, una congiuntura particolarmente complessa e, quando ogni altra possibilità è stata prudentemente esaurita, la percezione dei cittadini.
Da questa semplice osservazione nasce MANUALE DEL PERFETTO POLITICO, un viaggio ironico attraverso cento regole, tecniche, formule, comportamenti e straordinarie acrobazie comunicative che sembrano accompagnare la vita politica indipendentemente da epoca, schieramento e posizione occupata in Parlamento.
Perché essere un perfetto politico non significa necessariamente avere tutte le risposte.
Significa soprattutto sapere cosa dire quando le risposte sarebbe preferibile non darle.
In queste pagine incontrerete l’arte di promettere senza entrare in dettagli eccessivamente vincolanti, la capacità di rispondere a una domanda diversa da quella ricevuta, il delicato procedimento attraverso il quale un problema diventa una criticità, una crisi si trasforma in una fase delicata e una retromarcia, se eseguita con sufficiente compostezza, può essere presentata come un responsabile ascolto del Paese.
Scoprirete perché una commissione può essere la risposta ideale a un problema che nessuno desidera risolvere immediatamente; perché, quando una commissione non basta, diventa opportuno istituire una cabina di regia; perché, esaurite anche le cabine di regia, resta sempre l’antichissimo e rassicurante istituto del tavolo tecnico.
Imparerete inoltre che i sondaggi non contano.
Salvo quando siete primi.
Che una sconfitta elettorale raramente è soltanto una sconfitta: può diventare un risultato incoraggiante, un punto di partenza, un segnale da interpretare o, nei casi più raffinati, una conferma della necessità di proseguire esattamente nella direzione che ha appena prodotto la sconfitta.
E che espressioni come “massima fiducia”, “nessuna tensione”, “unità assoluta” e “la squadra è compatta” raggiungono spesso la loro massima diffusione proprio nei momenti in cui qualcuno sta già cercando il numero di telefono di un nuovo capogruppo.
Questo libro non vuole spiegare che cosa pensare della politica.
Sarebbe un’ambizione considerevole e, soprattutto, richiederebbe una seconda edizione.
Vuole invece osservare il suo linguaggio, i suoi rituali, le sue formule, le sue contraddizioni e quella meravigliosa capacità umana di costruire frasi perfettamente grammaticali dalle quali, al termine, non risulta del tutto chiaro cosa sia stato detto.
La satira attraversa destra, sinistra, centro, maggioranza e opposizione con la stessa imparzialità con cui una telecamera televisiva, prima o poi, riesce a sorprendere qualcuno mentre applaude la cosa sbagliata.
Non ci sono bersagli obbligatori né lezioni ideologiche. Ci sono comportamenti riconoscibili, situazioni viste mille volte, conferenze stampa, interviste, sondaggi, promesse, crisi interne, fotografie sui social, dichiarazioni irrevocabili destinate a essere riviste entro giovedì e quella particolare disciplina olimpica nella quale una frase di ventidue parole riesce a evitare accuratamente un monosillabo come “sì” o “no”.
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