L’opera di Elias de Tajada è la risposta cattolica non solo al disprezzo per il diverso espresso da Carlo Marx, ma anche all’antropologia del liberalismo anglosassone. (…) La monarchia tradizionale permane come uno dei pochissimi testi fondamentali per poter conoscere le basi dottrinali del tradizionalismo nonché il rapporto culturale tra tradizionalismo e fascismo.
L’irruzione, sulla scena della cultura antagonista italiana, di Francisco Elias de Tejada, negli Anni Settanta, costrinse il tradizionalismo italiano ad un ripensamento sui grandi temi identitari. Il bagaglio culturale di cui Elias de Tejada si faceva carico proveniva dalla grande tradizione della Hispanidad. Non ci fu bisogno di attendere l’Europa di Maastricht o Strasburgo per capire, allora, come l’ambiguità politico-culturale di questo termine era ereditata dal protestantesimo e da una mentalità liberai che nulla aveva da spartire col Sacro Romano Impero e che, anzi, poneva le basi per quel processo di subalternità a quella omologazione violenta dei popoli che noi oggi chiamiamo mondialismo.
All’Europa, prodotto della decadenza rinascimentale, la cultura cartista contrapponeva il concetto medievale di Cristianità, vale a dire della universalità spirituale e politica cementata dalla fede cattolica, della organicità sociale, delle libertà concrete dei popoli. Alla Rivoluzione “europea” si opponeva, quindi, e si oppone la Tradizione cristiana: due culture alternative e inconciliabili.