Italiano | 2019 | ISBN: 978-8894943399 | 115 Pages |  PDF  |  8.1 MB

Il disegno è il mezzo per me più capace di rappresentare le oscillazioni, le correzioni, gli errori del pensiero in tempo reale. Lo schizzo è l’erompere improvviso di un pensiero interno che si fa esterno, l’apparire agli occhi, prima di tutto quelli dell’autore, di una configurazione che appare mobile e mutevole ma che in realtà è il DNA dell’edificio che si sta progettando. Il disegno è quindi per me il luogo elettivo del mio lavoro di architetto. È un laboratorio ideativo dove sperimento forme libere che potranno diventare forme architettoniche. Il disegno è poi intrinsecamente critico, perché nel momento in cui si traccia uno schizzo lo si confronta immediatamente con famiglie di schizzi, da esso potenzialmente derivate, che potrebbero confrontarsi con quello che si sta facendo. C’è poi un altro aspetto di importanza decisiva. Quasi tutte le cose che formano il nostro mondo, che vediamo tutti i giorni, possono essere comprese nella loro costituzione solo se le rileviamo, così come non si comprenderà mai la foglia di un albero se non la si disegna. Il disegno è, in sostanza, lo sguardo dell’architetto sul mondo. Gli architetti comprendono la realtà non con la vista ma misurando e poi disegnando le cose, successivamente comunicano quanto hanno capito o progettano sempre con il disegno, che infine è la memoria del percorso che si è compiuto per pervenire a un certo risultato progettuale. Vedere, pensare, comunicare, memorizzare. Sono queste quattro le funzioni del disegno.

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