Gianluigi Tiddia – L’Era del Turismo (2025) pdf

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Era il turismo prima del turismo: non di massa, ma già orientato alla produzione di esperienze confezionate

Scrivere di viaggio oggi significa affrontare un paradosso. Mai come ora ci siamo mossi tanto, mai come ora abbiamo avuto a disposizione mezzi, rotte, informazioni, immagini. Eppure, mai come ora il viaggio appare svuotato, trasformato in gesto automatico, ridotto a consumo rapido. Le stesse parole che usiamo per raccontarlo – vacanza, esperienza, destinazione – hanno perso densità, diventando formule ripetute, gusci che non contengono più senso. Non basta dire che un luogo è bello o che un itinerario è affascinante. Bisogna scavare sotto la superficie, chiedersi cosa accade quando milioni di persone si muovono contemporaneamente, quali effetti produce questa mobilità sulle comunità, sulle economie, sugli ambienti.

Per me, che ho conosciuto il viaggio in un’epoca diversa, la differenza è evidente. Ricordo biglietti ferroviari che conservavano il calore della mano del controllore, mappe che si logoravano a forza di essere piegate, taccuini riempiti di nomi, indirizzi e impressioni annotate in fretta. Partire significava attendere, preparare, affidarsi anche al caso. Le informazioni si cercavano in libreria o in edicola, non scorrevano sullo schermo di un telefono. Internet, nei primi anni, sembrava un alleato utile ma discreto: orientava, suggeriva, non pretendeva di sostituire l’incontro diretto. Poi il ritmo cambiò. Oggi il viaggio comincia molto prima della partenza, quando le piattaforme mostrano immagini già selezionate, quando recensioni e classifiche definiscono il valore dei luoghi, quando i social impongono modelli da replicare. La sorpresa rischia di sparire, sostituita dalla conferma di ciò che si era già visto.

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