
Rileggere Carlo Levi a vent’anni dalla morte (1975) con la volontà di rimettersi a tu per tu con il testo, volutamente ignorando quanto – di valido, ma anche, e non di rado, di rievocativo e commemorativo o elogiativo – su di lui è stato scritto; sgombrare il campo da quella cortina di luoghi comuni che inevitabilmente fanno ombra intorno a scrittori che, come Levi (ma è stato il destino comune a tanti, da Pasolini a Sciascia, da Montale a Calvino: per citarne alcuni), protagonisti della vita sociale, politica e letteraria del loro tempo, hanno finito poi per “fare moda”, sono i presupposti che danno vita a questa Nuova introduzione a Carlo Levi.
Nuova, anche perché si rilegge, finalmente, Carlo Levi senza lo schermo della ideologia, che, al di là di ogni considerazione, è parte non indispensabile alla sopravvivenza di un Autore, soprattutto se questi volle, prima d’ogni cosa, essere un poeta. Quello che resta sono le intenzioni e le tensioni etiche, sempre indiscusse e indiscutibili nel caso di Carlo Levi. E restano, se restano, i risultati poetici.
KATFILE FILESTORE
