Giovanni Comisso – Gente di mare (1966)
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Scritto fra il 1923 e il 1928, il libro, nella prima edizione del ’28, conteneva quattordici prose. Seguirono, a distanza, tre edizioni progressivamente aumentate e con diversi titoli complessivi: Al vento dell’Adriatico con l’aggiunta di Il porto dell’amore e di quattro capitoli nuovi, scritti fra il 1930 e il 1936 (Una calle, Osteria, Pietro, uomo di mare, Pesca notturna); Il porto dell’amore, con l’aggiunta di Sera canora, l vecchi, Pesce fuor d’acqua; Gente di mare con ulteriori incrementi e l’eliminazione di Pesce fuor d’acqua (trasferito nel libro La mia casa di campagna). Il libro, nella sua redazione originaria, ottenne il premio Bagutta del 1929 e rimane a tutt’oggi l’opera più fortunata di Comisso; fu anche tradotto in francese da Valery Larbaud. Nell’edizione definitiva del 1966, l’opera è strutturata in due parti comprendenti, complessivamente, trentadue brani. È il resoconto del singolare viaggio compiuto dall’autore, nell’estate del 1922, lungo le coste dell’Adriatico a bordo di un veliero chioggiotto. I capitoli, pur nella loro apparente autonomia, presentano un ordinamento unitario, sia per quanto riguarda il soggetto, che è il mondo dei pescatori chioggiotti, sia per l’impostazione, che oscilla tra il resoconto narrativo e il diario lirico. La prima parte mantiene un impianto più marcatamente narrativo, con episodi tratti dalla vita chioggiotta e, in particolare, da quella dei pescatori; la seconda parte riprende motivi autobiografici e ha una struttura prevalentemente diaristico-narrativa, fissando sulla pagina il ricordo e l’emozione degli episodi e delle esperienze della navigazione. L’occasione della traversata dell’Adriatico offre la possibilità di contemplare il ritmo di una vita «diversa», semplice e primitiva, legata al senso di una purezza originaria: «mi accorsi attraverso lo splendore del mare, simile a una lente che ingrandisca, che la mia vita di terraferma nelle sue guaste abitudini si tramutava in un’altra […]. E i sogni, ogni notte più avanti sul mare, retrocedenti in composizioni di me sempre più vicine alla mia infanzia, parevano preannunciare il ritorno della mia vita alla purezza di una volta».