
Mediante la rappresentazione per immagini, Giuliano descrive gli invitati al convito divino con pochi tratti salienti, che ne caratterizzano e le qualità morali e l’aspetto esteriore: i suoi predecessori sfilano così davanti a noi come una serie di ritratti caricaturali in una galleria d’arte. Di tutti gli imperatori succedutisi fino alla sua età, soltanto quattro (Ottaviano, Traiano, Marco Aurelio, Costantino) sono infine ammessi alla gara indetta dagli dei per la palma del migliore; a competere al giudizio sono però chiamati anche Cesare ed Alessandro: attraverso una disamina abbastanza sincera che pone in luce non solo gli aspetti positivi, ma anche quelli negativi, si chiariscono i programmi di governo e le linee di condotta di ognuno. Appare ben presto evidente che unico a possedere davvero la purezza della virtù è Marco Aurelio, il quale offre una sola immagine di sé, coerente sia nell’aspetto esteriore del corpo che in quello interiore dell’atteggiamento dell’anima: il vincitore morale della gara non può essere altri che lui, l’imperatore filosofo, proprio l’unico che nella sua saggia modestia non ha mai avanzato pretese per il premio.
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