
Formato: EPUB
Mezzanotte. Un file vuoto sullo schermo, una stanza buia, un programmatore che cerca le parole per raccontare i linguaggi di programmazione e non sa da dove cominciare. Poi una voce alle sue spalle: David Bowie. Sorride. «Pensavi di farlo da solo?»
Comincia un viaggio in sogno. Una notte sola per attraversare le stanze dove tutto è nato, da Bletchley Park al MIT, da Zurigo ai Bell Labs, da Oslo alla Silicon Valley, e per incontrare chi ha inventato il modo in cui parliamo alle macchine: John Backus che si dichiara pigro e automatizza il mondo, Grace Hopper che porta in tasca un filo di trenta centimetri per spiegare il nanosecondo, John McCarthy che costruisce un linguaggio fatto di parentesi che pensano, Edsger Dijkstra che scrive a mano, Alan Kay che immagina oggetti che si parlano fra loro, Niklaus Wirth, Dennis Ritchie, Bjarne Stroustrup, Joe Armstrong, Robin Milner, e tanti altri.
Bowie li interroga, li provoca, li ascolta. Riconosce in loro lo stesso gesto che ha fatto per tutta la vita: cambiare pelle, smontare il palco, riscrivere le regole. Il programmatore lo segue, all’inizio diffidente, poi sempre più dentro la storia, e dentro sé stesso. Scopre che ciò che credeva di sapere era una mappa molto piccola, e che le idee che usa ogni giorno sono nate da persone in carne e ossa, sotto pressione, in stanze chiuse, davanti a fogli di carta.
All’alba il sogno finisce. La guida si dissolve. Resta la strada, e la consapevolezza che dietro ogni riga di codice c’è una genealogia di scelte, conflitti, intuizioni e fortuna.
Gli eroi del codice è un romanzo di idee e un libro di storia. È rigorosamente fattuale, con date, eventi, citazioni e attribuzioni verificati su fonti primarie (HOPL, CACM, Turing Lectures, biografie ufficiali), e insieme un viaggio narrativo, lirico, attraversato da un’unica voce: quella di un programmatore che scopre, nel corso di una sola notte, di non essere mai stato solo davanti allo schermo.
Per chi programma e vuole conoscere la storia del proprio mestiere. Per chi non programma e vuole capire perché certe persone, in certi anni, hanno cambiato il mondo senza salire su nessun palco.
Bowie qui è la guida, non l’argomento. Attraversa il libro come una voce e un contrappunto, e chi lo ama lo riconoscerà in ogni stanza senza trovarne la biografia.
Comincia un viaggio in sogno. Una notte sola per attraversare le stanze dove tutto è nato, da Bletchley Park al MIT, da Zurigo ai Bell Labs, da Oslo alla Silicon Valley, e per incontrare chi ha inventato il modo in cui parliamo alle macchine: John Backus che si dichiara pigro e automatizza il mondo, Grace Hopper che porta in tasca un filo di trenta centimetri per spiegare il nanosecondo, John McCarthy che costruisce un linguaggio fatto di parentesi che pensano, Edsger Dijkstra che scrive a mano, Alan Kay che immagina oggetti che si parlano fra loro, Niklaus Wirth, Dennis Ritchie, Bjarne Stroustrup, Joe Armstrong, Robin Milner, e tanti altri.
Bowie li interroga, li provoca, li ascolta. Riconosce in loro lo stesso gesto che ha fatto per tutta la vita: cambiare pelle, smontare il palco, riscrivere le regole. Il programmatore lo segue, all’inizio diffidente, poi sempre più dentro la storia, e dentro sé stesso. Scopre che ciò che credeva di sapere era una mappa molto piccola, e che le idee che usa ogni giorno sono nate da persone in carne e ossa, sotto pressione, in stanze chiuse, davanti a fogli di carta.
All’alba il sogno finisce. La guida si dissolve. Resta la strada, e la consapevolezza che dietro ogni riga di codice c’è una genealogia di scelte, conflitti, intuizioni e fortuna.
Gli eroi del codice è un romanzo di idee e un libro di storia. È rigorosamente fattuale, con date, eventi, citazioni e attribuzioni verificati su fonti primarie (HOPL, CACM, Turing Lectures, biografie ufficiali), e insieme un viaggio narrativo, lirico, attraversato da un’unica voce: quella di un programmatore che scopre, nel corso di una sola notte, di non essere mai stato solo davanti allo schermo.
Per chi programma e vuole conoscere la storia del proprio mestiere. Per chi non programma e vuole capire perché certe persone, in certi anni, hanno cambiato il mondo senza salire su nessun palco.
Bowie qui è la guida, non l’argomento. Attraversa il libro come una voce e un contrappunto, e chi lo ama lo riconoscerà in ogni stanza senza trovarne la biografia.
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