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L’epistolario di Paolo di Tarso è tutt’altro che uniforme dal punto di vista storico e letterario. La critica moderna vi ha distinto le lettere certamente autentiche, cioè 1 Ai Tessalonicesi, 1-2 Ai Corinzi, Ai Galati, Ai Romani, Ai Filippesi, A Filemone, quelle pseudepigrafiche, che portano il suo nome, ma scritte da discepoli o ammiratori , vale a dire 2 Ai Tessalonicesi, Ai Colossesi, Agli Efesini, 1-2 A Timoteo, A Tito, e infine Agli Ebrei, lettera originariamente anonima, attribuita a Paolo dalla tradizione della chiesa, ma di altra matrice. Seguendo tale criterio si sono presentate in due volumi distinti le lettere di Paolo di Tarso, nel primo le sette lettere autentiche, nel secondo le sei pseudepigrafiche e la lettera Agli Ebrei. Di regola, in ogni volume si è seguito l’ ordine cronologico, salvo tenere unite, per affinità tematica, le lette­re Ai Galati e Ai Romani, pur essendo questo l’ ultimo scritto autentico di Paolo, posteriore alle lettere Ai Filippesi e A
Filemone.
Nella traduzione ho scelto il criterio di una versione capa­ce di seguire da vicino, anche nelle sue asperità, il greco di Paolo, non sempre lineare né privo di toni forti, con la presenza di anacoluti e sospensioni del dettato, certamente povero della brillantezza dei letterati del tempo, eppure effi­cace nell’ esprimere le emozioni di chi scrive e il ritmo incal­zante delle sue argomentazioni teologiche, non digiuno, in
ogni modo, dell’ arte retorica del tempo e delle risorse della diatriba stoico-cinica.

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