
In varie sedi Asor Rosa aveva già dimostrato, in un modo che non si può non definire persuasivo, che la stessa scelta del titolo per la dissertazione di Carlo Michelstaedter (“La persuasione e la retorica”) era legata a questo dimenticato libretto prezzoliniano, ora opportunamente ristampato, ma uscito in prima edizione nel 1907, un anno avanti la tesi del goriziano. Due sono i modelli di “persuasione”, a detta di Asor Rosa, l’un contro l’altro armati alla convinzione prezzoliniana che ogni teoria sulla comunicazione non possa che essere fondata sulla menzogna, Michelstaedter avrebbe opposto “il diritto di ognuno di non farsi convincere e di non convincere”, ovvero l’impossibilità di fondare una teoria della comunicazione sulla verità.
