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Attraverso i nove capitoli indipendenti di questo libro, che sono principalmente dedicati all’ultima fase del dominio di Cesare, scorre un filo rosso attraverso il quale, in quasi tutti i punti, fa un Cesare che è allineato con le tradizioni italico-romane. Secondo questo, Cesare usò persino il mos maiorum nelle turbolente decisioni del suo consolato nel 59 a.C. Non violata (tradizione popolare) e poi ignorata una sola volta, ma con conseguenze fatali: nella fase finale (dictatura perpetua). Cesare non si è battuto per la divinazione durante la sua vita; anche il regno ellenistico e Cleopatra non gli hanno permesso di deviare dalla propria linea. L’autore prende questo punto di vista sulla base di una conoscenza completa e di vasta portata sia della storia e della cultura romana che della ricerca internazionale, non ultima tedesca. L’immagine conservatrice italiana di Cesare, delineata nei singoli studi interconnessi di questo libro, aprirà nuove discussioni. Il noto storico dell’antichità G. Zecchini è identificato da numerose monografie e articoli; la sua voce ha un peso nella ricerca. “Le osservazioni di Z. testimoniano costantemente una conoscenza esatta delle fonti antiche così come della letteratura moderna e sono sempre caratterizzate da chiarezza, anche dove i problemi sono complicati.” Giornale storico “uno studio informativo, non meno leggibile, dei pensieri e delle azioni di Cesare. Ne trarrà vantaggio la ricerca sulla sua persona e sulla cultura politica della repubblica romana”. Ginnasio “elegante, provocatorio e molto interessante [] Questo è un libro impegnativo e scritto in modo tagliente, stimolante e scritto con grande chiarezza” Journal of Roman Studies.