
Durante il « secolo d’oro » dell’Impero Romano che corrisponde alla cosiddetta età degli Antonini (sec. II d.C.), il Cristianesimo si sviluppa ulteriormente, nonostante, o forse grazie, il flagello quasi continuo delle persecuzioni. Proprio da quest’ultime, prende avvio la letteratura apologetica cristiana che elaborando solidi argomenti di difesa testimonia e annuncia in modo sempre più chiaro e approfondito la verità e la sublimità del messaggio di Cristo. Giustino Martire (100-165 d.C.) è il più importante degli apologisti greci e il primo rappresentante del Platonismo cristiano. Nato in Samaria, dopo aver peregrinato da una scuola filosofica all’altra, si convertì al Cristianesimo. Nel suo grande progetto filosofico, Giustino intendeva sintetizzare e unificare la sapienza pagana e la fede giudaica nel mistero di Cristo-Logos. Le sue opere, qui presentate, le due Apologie e il « Prologo » del Dialogo con Trifone sono le uniche ad essere considerate dai critici autentiche. La Prima Apolo-gia, scritta intorno all’anno 150, è indirizzata all’imperatore Antonino il Pio: Giustino vi sviluppa vari punti della dottrina cristiana con l’intento di dimostrare l’infondatezza delle accuse rivolte ai cristiani, giungendo arditamente a proporre all’imperatore un’alleanza tra Cristianesimo e Impero. La Seconda Apologia, indirizzata al Senato Romano, si può considerare un poscritto della prima. Infine, il « Prologo », di grande interesse filosofico, presenta un denso dibattito tra Platonismo e Cristianesimo. Attraverso un abile gioco maieutico, che ricorda il dialogo platonico, un « Giustino platonico » giovane, viene condotto da un anziano cristiano alla conversione.
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